Emigrare si ma dove?


"... emigrare nel regno della malattia significa costruirsi una nicchia dentro un altro mondo: le percezioni della realtà esterna mutano, si forma un senso di estraneamento rispetto alla normalità dei sani. Ci si vede diventare diversi, assorbiti in un'altra dimensione in cui si è soli perché non si condivide più con gli altri la stessa percezione della realtà." Così scriveva l'antropologa Francesca Cappelletto riguardo alla malattia e in queste parole ho sempre trovato il senso delle mie emozioni. Essere consapevoli di quello che si vive è importante per la costruzione di senso di un evento traumatico. Il fatto che affronti con forza la nostra vita, che io definisco "particolare", non vuol dire che nel mio cuore non ci sia sofferenza o tristezza del fatto di essere malata e che anche mia figlia lo sia. Sono convinta , però, che nonostante ci dividiamo, per convenzione, in questi due blocchi di sani e malati la differenza vera non la faccia la categoria di appartenenza ma il nostro modo di stare al mondo. Intendo dire che non posso guarire Amelia o me, ma posso lavorare sullo stato di benessere della nostra famiglia cercando modi alternativi per essere felici. L'assenza di malattia non è l unico requisito per avere una vita bella e serena. Per questo per aumentare il benessere di Amelia voglio lavorare sulla gioia, sui pensieri positivi, sulla voglia di fare e di essere curiosi delle cose. Su valori che non potranno curarci dalle malattie ma permetterci di nutrire la nostra anima e quindi di stare meglio. Saremo sempre diversi e non compresi fino in fondo dalle famiglie che non hanno i nostri stessi problemi ma possiamo comunque lavorare per stare bene insieme e inglobare le nostre particolarità. Pensare che anche se le altre famiglie non hanno malattie tra i loro cari anche loro, hanno comunque, dei problemi, delle beghe quotidiane. Avere sempre rispetto per le situazioni di vita degli altri ed andar avanti, anche se a volte ti senti dello stesso colore del divano di tua nonna. Questo è per me andare oltre e affrontare la vita con quel che si ha senza pensare continuamente a ciò che si è perduto. Questo mi fa stare bene.

Questo per me vuol dire andare avanti.



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Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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