Amici...o meteore



Stanotte avevo un gran sonno. Di quelli che senti i rumori di sottofondo ma sono, appunto, un sottofondo. Ero immersa in sogni d’amore, intrighi e peripezie sentimentali e ogni tanto sentivo beeeeeep.- Eliiiiii suoni! - diceva Emiliano dall’oltretomba. Ed ero io che suonavo. Poi continuavo la diatriba del sogno e risuonava- beeeeep. Era Amelia. Insomma tutto così per tutta la notte. Finché mi sveglio la mattina che tutto mi pareva ancora più offuscato, e con l’idea di raccontare quel particolare momento in cui la malattia ha incrociato le amicizie. Di quei desideri che ti vengono quando non sei lucido e prima del caffè. Ecco cosa voglio raccontarvi oggi. Cosa accade con gli amici quando ci si ammala o vostro figlio inizia ad avere problemi di salute ( più o meno gravi ). Non farò una classifica perché non mi piacciono, ma ne tirerò fuori delle definizioni, un pò a casaccio, come è mio solito fare, tra la mia esperienza e quella di Amelia. Quando mi sono ammalata io, 11 anni e a Palermo, frequentavo le scuole medie. Ci sono stati gli amici e parenti “ accorati a scadenza “. Cioè quelli che durante il mio ricovero in ospedale riempivano la sala visite ogni giorno manco fossi una rockstar ma poi, tornata a casa, non si so più rivisti. Ho sempre pensato che forse pensavano che in sala visite si stava svolgendo un party? O forse pensavano che una volta uscita sarei guarita? Misteri. Poi ci sono stati gli amici “ negazionisti “, quelli che facevano finta che non avessi nulla per non applicarsi troppo a cercare di capire e mangiavano davanti ai miei occhi succulenti dolci che colavano di cioccolata, dicendo: “ ah non puoi? Ahhhh mi dispiace, peccato! È buonissimo! “- Stronzi. All’epoca non avevo il microinfusore e l’insulina durava tot ore e poi finiva il suo effetto. Avevo orari fissi di somministrazione dell’insulina e del cibo e un dolce fuori pasto era davvero una chimera. Grazie amici negazionisti! ( io sono ancora nella taglia 42, loro però sono obesi ! ;). Poi c’erano gli amici/ parenti “ guaritori “, non sapevano una mazza di diabete tipo 1 ma il loro nonno tipo 2 era guarito con le pasticche di ali di pipistrello e da allora non faceva più insulina ( perché non l’avevano mai fatta, erano affetti da diabete tipo 2, non 1 ). Non posso dire che questi non fossero divertenti, ma di certo sono stati i più costanti nel tempo. Dei veri e propri evergreen! Cioè, l’amico/ parente guaritore non passa mai di moda! Tutte queste categorie me le sono, purtroppo, ritrovate anche con mia figlia, ma con Amelia ho scorso in un brutto orizzonte, una categoria nuova, orticante, e insidiosa: i “ senza parole “. Cioè parenti, amici, conoscenti che, di fronte alla tua sfiga di esser diabetica e di avere una figlia diabetica e celiaca vivono l’enorme disagio di “ non saper che dire “. Cioè: “ non mi sono fatta sentire perché, veramente, non sapevo che dire ! “. “ Non avevo parole, quindi, non ti ho scritto nulla, sono sparita “ Cioè, persone che di fronte alla tua sfortuna, alla tua tristezza, al tuo sconforto, vivono il disagio di non trovare le parole per consolarti e, in più, te lo fanno anche pesare! Questa è la categoria che io amo! Perché mi sembra la più fuori di testa ed io, si sà, adoro queste cose bizzarre. Non so se a voi siano mai capitate, io ho passato anni in psicoterapia per imparare a riderci su, e sono contenta del percorso fatto. La malattia di Amelia, nel suo devastante effetto, mi ha aiutata a tirare fuori risorse nuove e vitali e così belle che, per alcun versi, mi hanno fatto un pò guarire. Si può avere una guarigione emotiva ma non una fisica ? Io credo di si, per me è stato così. La scrittura e la pittura sono stati un canale per questa piccola ma grandiosa cosa. Quando ripenso alle mie esperienze amicali, dai 11 anni ad oggi, in parte sorrido e in parte sò che, dalla tristezza di quei momenti sono sbocciate risorse che userò per aiutare mia figlia domani. Che utilizzo oggi per distinguere i veri amici da meteore offuscate. Ora sono diventata snob. Cerco solo persone che abbiano un certo grado di sensibilità, empatia, chiamiamolo pure cuore. Altro non cerco, e perdono volentieri scivoloni o distrazioni, quando sento che c’è comunque un vero legame, ed Amelia e le sue esigenze mi dicono ancora di più la verità su chi ci vuole veramente bene. Perchè chi ti vuol bene non si confonde di fronte a qualche difficoltà, e anche se non trova le parole magari trova un gesto, come quando, a 23 anni, durante un periodo un pò triste della mia vita, mio fratello Manfredi, che non trova mai le parole, mi prese di peso e mi getto sotto la doccia con una cascata di acqua gelata. Lo volevo ammazzare, ma mi fece bene. Ne fui tonificata. Buona giornata amici, E se non trovate le parole per stare vicino a chi amate, Inventatevi altro, Ma, Sparire, È il peggio che possiate fare ! P.s. Se ho dimenticato qualche categoria e volete aiutarmi a stilare l’elenco, aiutatemi pure ! Un abbraccione!


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Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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