La geografia è destino



Ieri sera ho un pò sbriciolato la macchina di Emiliano. Io sono la tipica persona che guida male ma non lo vuole ammettere. A differenza di molte donne, però, io sono molto brava con i parcheggi! E questo è il mio cavallo di battaglia che cerco di mettere avanti ogni volta che acciacco la macchina di Emiliano, ovvero tutte le volte che faccio le curve troppo strette e chiappo il marciapiede, oppure quando ascolto la musica e sono troppo presa dal ritmo che muovo i fianchi da seduta e guido a zig zag. Per fortuna la maggior parte delle cose che faccio durante il giorno le faccio a piedi! Ma insomma, è accaduta questa cosa che stavo facendo manovra per uscire dal parcheggio e per fare 6/7 avanti e indietro in meno, ho preso il marciapiede e, con grande boato da capannone industriale, è venuto giù tutto il parafango della ruota. Ho subito pensato ad Emiliano e al gran c*** che mi avrebbe fatto una volta tornata a casa. Io nemmeno sapevo ci fosse questo affare di plastica tra la ruota e la carrozzeria! é stata una sorpresa anche per me! Devo ammettere che io ho le mie colpe. La mia vita col diabete e con un certo tipo di disciplina che la governa, ha fatto si che il mio carattere sviluppasse un gran fancazzismo per tutto il resto delle cose che mi riguardavano. Della serie: massì prendo il marciapiede, che importa? Sono cose, mica persone! Massì che importa se si distrugge il vetro del cellulare. Sono cose, no? Mica persone! Emiliano mi odia quando mi comporto così. Sono tornata a casa e col suo fare da tragedia, ancora prima di vedere la macchina, mi aveva detto che tra parafango, forse ruota danneggiata, forse copertone, forse convergenza, forse ommioddio, avremmo speso almeno mille euro per ripararla! Lui parte sempre ottimista. Poi ha visto la macchina e quanto costa il parafango nuovo su internet e si è tranquillizzato. E io pure. Ma mi è venuta a mente una cosa che vi vorrei raccontare: quell’infausto giorno in cui mi sono iscritta a scuolaguida ed ho preso la patente. Avevo 20 anni ed ero a Firenze per fare l’università. Ho preso la patente a 20 anni perché mi sono diplomata a 17 anni e a 18 compiuti era l’estate prima che mi trasferissi a Firenze e nessuno in famiglia aveva voglia di pensare a me al volante di un’auto. Nessuno mi aveva spinto a prendere la patente. Meglio così, pensavano. Ma a 20 anni mi venne voglia ed andai a iscrivermi a scuola guida, saltellando con un piede all’entusiasmo. Molti di voi non lo sanno ma chi ha il diabete deve passare la visita dal medico legale, presentare esami recenti dell’emoglobina glicosilata, elettromiografia e fondo retinico. Con mia sorpresa il medico della scuola guida mi propose di omettere la mia patologia ed evitare troppi sbattimenti. Mi rassicurò che molto cardiopatici, diabetici o epilettici, spesso omettevano la cosa durante la visita per avere la patente più velocemente. Più che omettere era proprio dichiarare il falso sicché ci pensai una notte e poi dissi, no grazie. Per fare tutte le analisi e la visita dal medico legale della asl ci misi 4 mesi e tanta rabbia per un iter burocratico macchinoso e che, allora come adesso, mi rubava un monte di tempo che invece avevo il diritto di passare un pò studiando e un pò facendo finta. Alla fine ottenni la patente per 10 anni. 3 Anni fa ho fatto il rinnovo, sono andata in un’autoscuola senese e, con il foglio del diabetologo che attestava il mio stato di salute e che non ero soggetta a ipoglicemie gravi, ho avuto il rinnovo per altri 10 anni. Una normativa europea, però, ha stabilito che per i diabetici il rinnovo massimo della patente è a 5 anni, sicché io conosco amici diabetici che per avere imbroccato la scuolaguida sbagliata, hanno avuto il rinnovo a 5 anni pur avendo la glicata migliore della mia e un ottimo stato generale di salute. Questo è uno dei tanti paradossi della burocrazia che grava intorno al diabete: il fatto che cambi di anno in anno, sia discrepante e sia spesso divergente da una regione a un’altra. Caso esemplare sono, ad esempio, le forniture dei materiali per il microinfusore e per l’autocrontrollo della glicemia che variano di quantità da regione a regione decretando il destino di una persona malata non solo dalla malattia ma anche dal luogo di nascita. Chi nasce in alcune regioni è più fortunato di chi nasce e vive in altre. Il mio caro amico Giovanni Lindo Ferretti diceva che: “ la geografia è destino “ ed aveva ragione ( basta guardare un tg ). Io dico che la burocrazia è soffocante ed è un altro aspetto cruciale dell’ammalarsi e nel nostro caso del diabete. E nel nostro caso è anche doppia! Io ho sempre odiato dover perdere tempo più degli altri dietro a questi affari che invece di snellirsi, si allargano e ingrassano a dismisura aumentando ancora di più il peso della malattia. Anche perché, secondo me, a me la patente non me la dovevano dare, ma non per il diabete, Ma perché sono troppo distratta! Buon lunedì a tutti.


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Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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