Siblings-Fratelli



Stanotte, stranamente, ho dormito. A parte dovermi alzare per prendere il glucometro di Amelia perché Emiliano aveva dimenticato di portarlo a letto ( dentro di Me, in silenzio, lo infamavo a morte ma non l’ho detto perché ora prendo il magnesio ) insomma, ho dormito. Quindi mi sono svegliata presto con la voglia di raccontarvi che cosa succede in una famiglia quando qualcuno si ammala. Ma non dal punto di vista dei genitori, né del diretto interessato. Dal punto di vista delle prime persone che vengono messe in ombra e poco considerate nella loro sofferenza: i fratelli ! ( siblings ) Quando abbiamo scoperto del mio diabete sapevo che i miei fratelli erano dispiaciuti per me, perché era assodato nel mio cuore che ci volessimo bene. Tuttavia il loro dispiacere era poca cosa per me. Io ero concentrata sulla mia tristezza, sul mio mondo che cambiava, sulla ricerca di nuovi punti di riferimento e molto mi dispiacevo per i miei genitori. Mi sentivo in colpa per avere infranto la gioia di una famiglia serena. Mi sentivo protagonista di una storia che non piaceva a nessuno. Io non so ancora quanto, sopratutto i primi anni, i miei fratelli abbiano sofferto per me. I miei genitori sono stati bravi a non adombrare troppo le loro esigenze a favore delle mie. Questo devo proprio riconoscerlo! Hanno sempre preferito il primo figlio e così hanno continuato a fare ( scherzo dai! Non t’arrabbiare mamma! )! Durante l'adolescenza il mio primo fratello integerrimo e giusto non ha mai usato il mio diabete per scopi personali, l'altro mio fratello invece sì, e devo ammettere che a volte è stato un gran divertimento e un modo per riderci sopra e creare dei ricordi intorno al diabete che fossero diversi dalla terapia. Quando, per esempio, eravamo a qualche festa insieme e lui si rompeva le palle, diceva all'amico di turno che insisteva per rimanere che - Elisa ha dimenticato l'insulina a Casa! Dobbiamo scappare via!- e avevamo la scusa giustificata per dileguarci. Una volta, i primi mesi di patente del solito fratello, prese un controsenso clamoroso in una delle più grandi vie trafficatissime di Palermo. Dopo 3 secondi ci fermò la polizia e lui, senza nemmeno avvisarmi, si giustificò dicendo che non s’ era accorto di nulla perché stavamo correndo a casa perché mi ero dimenticata l'insulina ed era un'emergenza ! Io, che ero già preoccupatissima per il culo che ci avrebbe fatto nostro padre riuscii benissimo a fingere di avere davvero urgenza di correre a casa e il simpatico poliziotto, alla fine, ci fece andar via senza nessuna conseguenza ! Insomma, alla fine, riuscire a far girare le cose negative a proprio favore è comunque una risorsa! E noi l'abbiamo utilizzata. Oltretutto i miei fratelli non hanno mai nascosto il mio problema e non hanno mai provato imbarazzo nel parlarne. Loro erano più che adolescenti quando è arrivato il mio diabete e forse questo ci ha aiutati. So di moltissimi genitori a cui si spezza il cuore in due alla ricerca di un equilibrio tra il figlio col diabete e quello senza. Sopratutto quando sono piccini. Il figlio non malato prova sempre una certa gelosia per le attenzioni rivolte al fratello con problemi e, man mano che si cresce, e si comprende, ciò causa forti sensi di colpa per il fratello che sà che quella gelosia era ingiustificata. Il fratello ( o sorella ) di una persona malata vive tutta la vita nell’incapacità di capire perché, con un patrimonio genetico simile al fratello, lui non si sia ammalato. Si sente sempre un pò in colpa per la propria salute. Questo l'ho compreso quando ho conosciuto Emiliano che è lui stesso un siblings, fratello di un bambino malato che purtroppo non c è l'ha fatta. E il senso di colpa per essergli sopravvissuto non è mai sparito in lui. Come non è mai sparita la sensazione di essere stato un bimbo " cattivo " perché geloso di tutte le attenzioni che venivano riservate al fratello. Ho capito che la cosa che manda in cortocircuito cuore e cervello è che il fratello sano sa che, in fondo, era il fratello malato a invidiare lui, a ragione. E oltre al peso della malattia ci si sente di avere caricato il fratello anche del peso della propria gelosia, non gradita e totalmente incomprensibile. Ma i bambini questo non lo sanno. Vedono la propria mamma assorbita dalle cure per il fratello e non interpretano altro che un rapimento dei propri affetti, delle attenzioni degli amici e dei parenti. Un bambino questo non lo sa e spesso diventa un adulto che non si perdona il passato. Per questo i fratelli dei bambini malati dovrebbero provare a buttare fuori le loro sofferenze, ma è difficile, perché all'interno della famiglia non sono state considerate prioritarie come quelle dei genitori. Io la sento ancora la sofferenza di Emiliano, la vedo in quella foto con la cornice di paglia che tiene nascosta nel fondo del suo armadio. Una foto con tutti i suoi fratelli. Per quel che mi riguarda, invece, la prima volta che ho capito veramente cosa provasse chi mi stava vicino quando mi sono ammalata è stata quando a mia cugina è successo di ammalarsi per un motivo parecchio più grave del mio. La persona più prossima a me, dopo i miei fratelli, si era ammalata ed io non potevo fare niente. Ho capito come si soffre nell'impotenza dello stare vicino a chi ami. Ha aperto dentro di me una gamma di sentimenti ed emozioni che non avevo mai provato e lì, per la prima volta, ho capito i miei fratelli. Ho immaginato con le viscere cosa possono aver provato nei miei confronti. Quando sono andata a trovare mia cugina che si curava a Milano, nel ritorno in treno, ho provato a mettere anch’ io un foulard in testa per coprire i capelli. Volevo capire cosa si provava a sentire gli sguardi degli altri addosso per una clamorosa manifestazione di malattia. Ma non l'ho capita. Perché sotto il tessuto della sciarpa sapevo che c'erano tutti i miei capelli. L'incomunicabilità della sofferenza è ciò che spesso ci fa sentire soli ad affrontare una malattia. Anche se chi ci ama si strapperebbe la pelle pur di darci conforto. Ora, per fortuna, mia cugina sta bene ma quegli anni non li dimenticheremo mai. Nessuno ce li restituirà ( sopratutto a lei ) ma abbiamo molti anni davanti da poter vivere insieme, al meglio. Lo scorso anno anche i miei fratelli, oltre i miei genitori e amici e parenti più stretti, hanno rivissuto il dolore di quei miei anni con l'arrivo precocissimo del diabete di Amelia. Da questo punto di vista la vita è veramente di una stronzaggine unica. Nessuno di noi si sarebbe mai aspettato una cosa del genere. Ma poteva andare peggio rimane comunque il nostro consolante slogan che ci porta a far riemergere sempre risorse nuove anche quando sei stanco e ti sei rotto di accettare tutto. E noi che amiamo Amelia, e noi frateĺli che ci amiamo, insieme diventeremo sempre più creativi per essere felici oltre la malattia, oltre i limiti e oltre tutto. Io credo si possa fare. E voi?

#diabate #fratelli #siblings #malattiacronica #diabetes #celiachia

0 visualizzazioni
  • White Instagram Icon
About Us

Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

Contact Us:

emiliano.manzo@gmail.com

potevaandarepeggio@gmail.com

Phone: +39 3294954415

Search by Tags

© 2023 by Going Places. Proudly created with Wix.com