Genova per noi



Cari amici, noi siamo tornati ieri dalla montagna dopo aver appreso la terribile notizia del crollo del ponte a Genova. Eravamo a pranzo ad Andalo e io avevo la pancia in subbuglio perché per la seconda volta in 4 giorni avevo mangiato insalata in busta senza leggere- " prodotto non lavato " . Eravamo seduti al tavolo di un bar-hotel che ci aveva proposto patatine fritte senza glutine perché avevano una friggitrice dedicata salvo poi dirci che forse era meglio di no perché le patatine fritte surgelate potevano contenerlo. Ero lì che mi interrogavo sull'inutilita della cosa quando sul cellulare ho letto questa news. Mi è andato ancora più in subbuglio lo stomaco e per un attimo molto lungo ho temuto per mio fratello, mia cognata e il mio adorato nipotino che vivono a Genova. Poteva andare peggio, per fortuna loro stanno bene ma per altri è andata peggio e di fronte a questo non ho parole e non ho modo di raccontarvi con poche battute la nostra quotidianità complicata ma non certo paragonabile alla tragedia di chi non c è più e al dolore dei familiari di queste persone. 20 giorni fa c'eravamo noi su quel ponte, di ritorno dalla Francia. Ieri c'erano altre persone. Purtroppo. Dovremmo tutti rimanere in silenzio di fronte a una tale tragedia. Osservare quel silenzio semplice che un tempo era facile da utilizzare. Un tempo quando non esisteva tutto il rumore di oggi. Un tempo quando non esistevano tante cose eppure si riusciva a rimanere senza parole. Una poesia di Auden mi ricorda sempre questa sensazione. Riguarda una perdita in particolare ma rende l'idea del dolore che si prova quando si perde un proprio caro. " Funeral blues " Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono, fate tacere il cane con un osso succulento, chiudete i pianoforte, e tra un rullio smorzato portate fuori il feretro, si accostino i dolenti. Incrocino aeroplani lamentosi lassù e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto, allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni, i vigili si mettano guanti di tela nera. Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest, la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica, il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto; pensavo che l'amore fosse eterno: e avevo torto. Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte; imballate la luna, smontate pure il sole; svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco; perché ormai più nulla può giovare. In queste ore qualcuno ha perso tutto questo. Il proprio cielo, la propria bussola, le proprie stelle. Io non ho più parole. Abbraccio gli amici Liguri con tutto il mio cuore. Elisa .


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Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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