Giovani, Carini e ...



Quando ieri ho saputo, da quello che sarà l’unico endocrinologo della mia vita, che il mio nodulo alla tiroide deve essere tolto, la prima cosa che ho fatto, come sempre, è stata piangere. Quando piangi, intanto, sciacqui un po’ le emozioni, oltre che gli occhi, e poi inizi quel lento processo di digestione che ti fa accettare le cose pallose che ti accadono. Non è la fine del mondo. Sì è una operazione, ma a Pisa, al centro di riferimento per i guasti della tiroide, lo fanno come tagliarsi le unghie, oppure come scaccolarsi. Mi hanno detto che tra tutti i “ poteva andare peggio “, questo è il migliore. E io ci credo. Eppure c’è quella mano che mi strizza la pancia da ieri sera che mi fa vacillare sulla mi convinzione di essere parecchio fortunata. Emiliano dice:- capitano tutte a noi- e come sempre constato, che, seppure con qualche ragione, non è la persona più adatta a tirarmi su di morale. Meglio giocare a nascondino con Amelia, oppure sistemare i cassetti dei calzini. Mi sento come Lelaine di “ giovani, carini e disoccupati “. Vorrei stare distesa sul letto a bere e a fumare e a chiamare una cartomante che lavora sulle reti locali. Essere brutta e antipatica col mondo perché sono arrabbiata. E invece poi arriva la solita Amelia che mi dice: - mamma amica del cuore, ma papà di più.- E capisci che, per quanto vorresti fare le cose più brutte del mondo, quando hai un figlio, poi, alla fine, ti devi sempre riprendere. Perché l’altra sera lei mi ha detto: - Mamma io sono Amelia col diabete.- E sentirlo dire da lei mi ha spostato un attimo il cuore. Frughi un po’ in mezzo all’arte, alla poesia, alla letteratura. Cerchi digestivi per questa notizia che, per quanto sgradevole, non è poi così terrificante. Perché c’è Amelia vicino a me, perché nonno Tony non ha ancora fatto le catarratte e se gli chiedi 10 euro lui te ne da 50, perché Emiliano è bello anche se non riesce ad esprimere a parole il suo amore ( ma si esprime parecchio meglio coi tortini al cioccolato) e perché Etty Hillesum, mentre veniva caricata in un treno piombato che la portava ad Auschwitz, scriveva che aveva lasciato il campo cantando. Una prova di ottimismo e forza e luminosità d’animo nelle tenebre più buie. Quindi chi sono io per lamentarmi per un nodulo alla tiroide da operare? Nessuno. Anche se Non vi nascondo che preferirei frequentare più locali per bere che ospedali. Poteva andare peggio è sempre il nostro motto, sarà, di certo, il mio epitaffio quando morirò, e non perderà significato adesso. Anche se io ed Emiliano a volte siamo un po’ stanchi e consapevoli di essere, anche con un certo fascino, “giovani, carini e disgraziati”. Con Amore. ( almeno quello! )

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Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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