Stai Tranquilla!



Una delle cose da non dire mai ad una persona che sta per operarsi è: " Stai tranquilla ". Ma come si fa a dirlo? Cioè, come puoi pensare che io possa essere tranquilla? Sto andando a ballare? Sto andando al cinema ? Sto andando a una festa di compleanno? No. Chiaramente Emiliano me l ha detto, lunedì, poco prima che entrassi in sala operatoria per togliere mezza tiroide. Me l'ha detto qualcun altro, via messaggio, mentre mettevo il camice verde e la cuffietta e sotto, praticamente nuda, e si moriva dal freddo. Non capivo se erano brividi di paura o di gelo. Quando sono arrivata, con la barella, davanti al bancone self service della sala operatoria, per essere traslata nel lettino dall'altra parte del mondo, io piangevo. Non riuscivo a fare a meno di avere paura. Di un luogo così asettico ma naturale per i medici che vi si muovevano, che quasi sembrava ci si potesse stare bene. Ma non da paziente, chiaro. Ho conosciuto il chirurgo che mi è sembrata una persona bella, umana, giovane e carino ed ho pensato che con tutte queste doti non poteva essere anche bravo. Che, in fondo, era pur sempre un uomo, come faceva ad essere così virtuoso? Sereno e sorridente mi ha lasciato agli infermieri ed anestesisti che dovevano " prepararmi " e già li iniziavo a sentirmi confusa. È raro trovare tanta gente che aggeggi su di te contemporaneamente. Cosa stavano facendo? Qualcuno ogni tanto spiegava, ma non sono sicura che in certi casi sia meglio sapere, così ho parlato di Amelia, giusto per fargli intendere che ero anche una mamma e di lì dovevo uscire perché mica si scherza con le mamme dei bambini, eh. Allora poi, senza nemmeno accorgermene, è arrivata la tanto temuta anestesia totale. Quella mascherina tipo aerosol che mi voleggiava sul viso e una dottoressa carina che parlava e mi ricordo che ho visto girare tutto come nei film anni 70 quando vedi il vortice colorato, e nello stesso momento ho preso la mano della dottoressa ed ho pensato che, toccare la pelle umana, era stato il modo migliore per andare chissà dove perché poi, invece, mi sono svegliata con l' operatore di Ponsacco che urlava: " svegliaaaaa elisaaaaaaaa " - e parlava col vecchino di Pontedera che conosceva il su nonno che era tanto una cara persona. Ecco, il risveglio me l'aspettavo meglio. Più soft, garbato, dolce. Invece c'era il tipo di Ponsacco che diceva che in 10 minuti ero in camera e ne sono passati 120 di minuti e pensavo se chissà se avevano dato notizie di me ad Emiliano che mi aveva lasciata 4 ore prima e aveva anche l'occhino un po' lucido. Poi mi hanno portata su, che ero anche un po' incazzata per l'attesa. L'abbassamento di voce possibile dopo l operazione e che tutti speravano avessi, non c è l avevo e parlavo ed ero una iena. Quando mi hanno ritaslata in questo mondo mi hanno tirato il filo del microinfusore e un infermiera mi ha detto: " ah scusi, ma nessun diabetico ha questo coso ". Sono partita in quinta a spiegarle che stava dicendo una megasuperclamorosa minchiata e lei ha taciuto, forse perché avevo gli occhi iniettati di sangue dal dolore e dall' ansia, ma ho scorso tutto il soffitto dell ospedale dalla mia barella finché l'altra infermiera, carina, non mi ha detto: " lo conosce questo ragazzo capelluto?" - ed era, chiaramente, Emiliano, con tutta la sua ansia, che non aveva ancora avuto notizie di me ed io ho pianto a vederlo perché non l' avevo mai visto da una barella e non vorrei vedercelo mai più da lì, e mi è sembrato tutto più bello. Anche il dolore e l'infermiera ignorante. E mi hanno portata in camera dove mi hanno detto che sarei dovuta stare immobile con la testa fino al giorno dopo. Avevo un dolore atroce a deglutire ma ero fuori. Ho passato un po' di tempo con Emiliano vicino ma poi è dovuto andare perché Amelia è dovuta venire con noi a Pisa e stava nell'appartamento con il mitico nonno Tony ed era in ipoglicemia. Nonno Tony in due giorni ha imparato di microinfusore come certe persone in un anno. Ha dato il cambio ad Emiliano ed è venuto a tenermi la mano mentre con la sua logorrea intratteneva la mia compagna di stanza ( sfattissima ) ed il suo simpatico marito. Alle 20 è ripassato Emiliano per salutarmi per la notte ed è iniziato il mio calvario diabetologico per il controllo dei chetoni. Il digiuno e l'assenza di insulina mi avevano creato un po' di acetone. Prontamente è arrivato il diabetologo che era, oltretutto, diabetico anch'egli! E ciò mi ha fatto star bene. Era la prima volta che mi capitava di incontrare un diabetologo diabetico e la cosa era figa. E lui era anche simpatico. Così abbiamo deciso di fare glucosio in vena ed insulina. Pensavo fosse tutto risolto se non fosse per le infermiere che mi hanno ossessionata tutta la notte perché sta cosa non tornava. Ma perché? Non l abbiamo mai fatto! Ma l'insulina la facciamo noi? Ohi ohiiiii questa cosa mi era capitata anche a Careggi quando nacque Amelia. Purtroppo se non sai di diabete non ne sai. Anche se sei infermiera. Anche lì non riuscivano a capire il microinfusore e come gestire le glicemie. " le gestisco io! " - " e se le arriva a 400???" - " ma tttieeeeé ma perché ce devo arrivare? Ho anche il sensore! - " dove ce l ha ? Impiantato sotto pelle? - " sì, booonaaaaa ". Insomma, solita routine. Ma alla fine, forse, ce l ho fatta. Sono a casa, ho male da cani a deglutire, male al collo, male alla schiena. Ma sono a casa. Il chirurgo è venuto a salutarmi la sera e la mattina, sempre sorridente. Alla fine, mi sa che è anche bravo! Il mio unico endocrinologo della mia vita mi ha seguita passo passo fino all'uscita ed oltre e posso ancora ossessionarlo con le mie minacce e i miei dubbi su whats app e Pisa ( ospedale Cisanello ), nonostante le sue ruvidità ( tipo carta vetrata la più potente ) s è comportata bene e, comunque, le sarò sempre grata. Ora ho davanti 10 giorni di riposo e bendaggi ed Emiliano sottomesso a me h24. Ah, e anche il festival di Sanremo ad allietare questo strazio! Grazie al tempismo. E alla vita. Sempre. ♡ Ciao Amici. Mi siete mancati.

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Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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