25 Aprile


Il 25 aprile c'era il sole ed era bello. Essere liberi significava stendersi in un prato e poi controllare a sera se ci avevi addosso le zecche. Ultimamente le cose vanno un po' così. Ho comprato le scarpe da ginnastica e ho camminato pochissimo, ho iniziato a stirare perché mi è venuta una strana e psicotica mania del pulito. O, per lo più, mi è venuta la mania di fare in casa le cose come le faceva mia madre. In sostanza, a modino. Con le lenzuola che profumano di pulito e piegate per bene, perdio! Mi sono resa conto che questa mania dell'ordine è figlia di un attaccamento brutale a questa vita casalinga che comunque perdura. Nonostante lavoro, casa, lavoro. E poi di nuovo casa. Mi sono accorta oggi che nemmeno ci faccio più caso se, negli ultimi 8 mesi, l'unica gita fatta è stata andare al Meyer per le visite di Amelia. Mi sto dimenticando di quelle corse che facevamo il venerdì per caricare il camper di sacchetti e sacchettini pieni di cibo senza glutine, strisce, set e glucosi. Caricare e scaricare roba. Dormire meZzi scoperti tra i materassi sottili del camper. Forse questo mio sfogo casalingo è un modo per accanirmi contro questa vita da casa. Questa vita che ci dà la sensazione che se esci di casa per fare qualcosa con qualcuno, qualcuno poi irrimediabilmente possa morire per il nostro comportamento. Un senso di colpa perenne per averla scampata. Per avere visto un' amica. Per essere stata a pranzo fuori con tuo marito. Comunque una vita dove anche gli svaghi non li fai più a cuor leggero come un tempo. E dentro ti rimane sempre un alone nero e un ripensamento: non avrò fatto una cazzata? ( domanda che, col diabete, ci si fa ad ogni dose di insulina ma, in quel caso, se si sbaglia, riguarda solo noi ) Sfoglio le foto della galleria fotografica del telefono e vedo momenti di noi belli e brutti ma comunque liberi. Imprevisti, inciampi, che avevano conseguenze solo su noi stessi. Ora vederci così collegati, nonostante non ci si possa toccare, ci rende matti. E quindi nulla. Io vorrei andare al mare. Vorrei partire. E lo so che se lo diciamo inizierà a piovere e non smetterà più, ma non voglio che nessuno dimentichi la vita come era prima. E soprattutto nessuno si dimentichi che potevamo scegliere se evitarci o pomiciare. O stare stesi in un prato così, a braccia aperte, a riposare. Ma voi, vi state abituando?

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