Cosa Bolle in Pentola


Ogni tanto capita che io venga fuori con qualche post un po' più " pesante" o "riflessivo" del solito. Ci sono cose che bollono in pentola e poi devono essere " scolate" esattamente come la pasta.

Sono stati mesi molto strani per me, più strani di quando ho scoperto del diabete di Amelia. Perché, comunque, per quanto assurdo potesse sembrarmi, io, a quel tempo, ero dentro qualcosa che già conoscevo. Quando ho scoperto del tumore alla tiroide invece no. È difficile spiegare uno sguardo distratto allo specchio, un bozzo su un collo sottile e secco, e, poi, tutta la trafila di brutte notizie. Mentre in un inverno intero, operazioni a parte, io non avevo avuto nessun disturbo. Stavo bene. Qualcosa dentro di me non andava, senza che ne avessi alcun segnale. Questa cosa mi sconquassava i pensieri. A differenza del diabete, che sa essere chiassoso e invadente, questo male era completamente muto.

Ebbene, le ultime notizie da quel fronte sono buone. E Questo grazie anche al chirurgo giovane e bravissimo ( e bòno) che mi ha operata e al mio unico endocrinologo che, nonostante i nostri scontri, mi ha aiutata. Anche quando non sopportava le mie disquisizioni sul rapporto medico/paziente. Perché io, fondamentalmente, sono una rompiballe e lui, voleva parlare solo di terapia. Eppure così terribile come sono ho creduto in lui e lui mi ha portato fuori da questo tunnel. Almeno per il momento. Ci saranno altri controlli per anni ma io per ora devo dire Grazie. Anche a lui. Grazie Paolo. E poi non so a chi. Che sono rientrata a casa dopo l' ultima visita in ospedale e l' ho vista davvero la mia vera, unica, viscerale famiglia. Con quel marito assurdo e quella figlia matta che dice che mi mangia a me e al microinfusore con tutto il filino ( il catetere ). A volte mi chiedo se è normale aver creato tutto questo teatro dell'assurdo nella nostra piccola casa. Insomma io per ora sto bene. E l' ho saputo a giugno, ed è stato come fare la maturità e sentirsi dire: ora goditi l' estate. L' estate della vita.

Sì perché avere avuto un tumore, sarà banale, ma ti riordina un attimo i tassellini della tua mente. Come o meglio degli scossoni del diabete ( con tutto rispetto per il diabete che, comunque, rimane sempre il mio compagno di vita) . Ti dice che questo, quello e quell' altro, no grazie, non lo farai più e che con quelle cose o quelle altre non avrai più pazienza. Diventi un po' estremista dopo un tumore. Le mandi a cacare le sfumature e in questo senso, diventi anche meno poetica. E ti ricordi ancora meglio di come la vita sia in altri posti dove ancora non sei stata. E che "fare pulizia" spesso non comprenda solo spolverare casa ( pratica per altro a me sconosciuta ) ma togliere tutto ciò di materiale e immateriale che ti affligge inutilmente e nemmeno lo sai. In primis i rapporti con persone superflue. E fin qui, tutto bene. Ma c è un'ombra terribile che lascia questo male senza sintomi e senza rumori, ovvero la paura di riammalarti.

Ti gira la testa, hai un linfonodo al seno, vai in bagno, ci vai poco, hai male alla testa. Sarà. Cosa sarà?

Sarà che hai curato un corpo ma non hai curato la persona, e la tua persona ora soffre, la tua psiche ha paura che qualcosa che ti è successo una volta possa riaccadere di nuovo. Senza accorgertene. Ti svegli la notte e pensi oh mio Dio cosa avrò stavolta. Ti senti sola. Esiliata. Perche agli occhi degli altri sei solo una pazza. Pensi agli esami fatti, a quando dovevi tenere il corpo fermo così o colà e non ci ritrovi te stessa. Tu dov eri? E quella parte di te che agiva in ospedale o alle visite " perché è necessario" non si ritrova più. Nell'adesso.

È da quando ho fatto la prima operazione che ho cominciato ad avere queste paure. Prima, pensavo che a me non sarebbe mai capitato. Che io già davo con il diabete, con quello di mia figlia. Che avevo pagato la mia quota di dolore al mondo, tipo l'Imu sulla prima casa. Mi sentivo al sicuro.

Poi tutto s è sgretolato. Anche questa granitica certezza che avevo che io, Elisa Urso, fossi una ragazza fortunata. Ora a poco a poco, col passare dei mesi le cose sono migliorate. Non mi sveglio più la notte con questi pensieri ma solo per il caldo o per gli allarmi del micro. E provo ad avere fiducia in quel che di buono può Ancora esserci. Sto ricostruendo la certezza, fatta di roccia, che tutto quel che ho è bellissimo e provando a riassaporare la banalità di tutti i giorni. Che quando ero dentro all ospedale mi parevano giorni d'oro e quando sono tornata a casa ne ho avvertito solo la fatica. Dovremmo vivere sempre con quella voglia di vivere che ci viene quando siamo ricoverati in ospedale. Quando siamo tolti dal nostro contesto. Dovremmo prenderla come occasione per guardarlo questo contesto e renderci conto di quanto sia bello e prezioso, nonostante le avversità. Fare un elenco di cose preziose non tangibili che ci passano tra le mani ogni minuto. Senza farci fregare dalla frenesia del tempo che ce li spazza via senza lasciarcene il gusto.

Ho il dovere di trarne qualcosa di buono da tutta questa storia. Per me e per la mia famiglia. Per questo ci provo. Perché tutto quel dolore passato possa trovare un senso. Le attese delle brutte notizie e il pianto di fronte alla tanto attesa buona notizia e tutto quello che c è stato nel mezzo.

Penso che così si debba vivere. Ed io mi sto applicando in questo, come non facevo a scuola. Anche se fa caldo, si suda, e in estate si fa più fatica, ho bisogno di tirare fuori la testa dall acqua e ritornare a respirare l aria che mi è tanto mancata.

Questo bolliva nella mia pentola.

Voi, a che punto siete ? Siete pronti a " scolare la pasta " ?

Un abbraccio grande, amici.

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Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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