Fraintendere


Dieci giorni fa mi è successa una cosa che mi ha fatto star male per giorni. Non l ho scritta subito perché non volevo che questo blog diventasse " le cazzate che combina Elisa". Per cui ho taciuto. Ma ora ne parlo, perché mi sento meglio e forse posso perdonarmi per quello che ho fatto. È successo che due domeniche fa Amelia è voluta andare a cena dai nonni per stare con loro a giocare. - Beneeee, vaiii- Ed io subito a fissare per uscire con un'amica mentre Emiliano si sistemava al meglio col divano e Netflix. Ad un certo punto della serata, come sempre, mi scrive un messaggio mia madre per sapere quanta insulina fare per cena ad Amelia. Ha la glicemia un po' alta, per cui, prima che mi scriva lei le dico di farle un po' di insulina. Ma lei mi dice - aspetto?- che stava per " aspetto a farla mangiare?" Ed io decido, invece, che ho capito che aspetta a farle insulina. Ahi. Non metto in discussione nemmeno mezzo secondo la possibilità di avere capito male. Mi convinco così. Non chiedo. E cancello quell insulina già fatta da mia madre dalla mia mente. A metà cena le dico quanto fare per il pasto ( sempre ignorando che lei abbia fatto quello che, in fondo, le avevo chiesto). A mia madre sembra tanta insulina, ma comunque esegue. Io proseguo aperitivo, saluto e vado a casa. Emiliano porta a tavola i suoi spaghetti cinesi e iniziamo a cenare sereni e tranquilli finché la glicemia di Amelia ( che vediamo sul cellulare ) incomincia a scendere in picchiata. A quel punto controllo sul registro dei boli di insulina e mi accorgo dell insulina in più fatta. Lanciamo per aria gli spaghetti di riso ( che giuro, penso non digerirò mai più) e corriamo a casa dei miei. Di quelle corse che solo tu sai perché corri mentre tutti gli altri passeggiano. E tua figlia è a casa dei nonni che gioca felice ma sta rischiando di andare in ipoglicemia grave. Corri con l'auto, corri a piedi e per le scale, corri finché non sei lì dove devi agire facendo finta sia tutto ok. Ma tua madre ha probabilmente la pressione a 300 e le frecce in discesa del sensore di tua figlia non scendono. Mangia un gelato ( le nonne hanno sempre del gelato in freezer) e qualche glucosio e alla fine ci si fa. Si scongiura l ipoglicemia grave. Dopo mezz ora di tensione ci si calma e parte il mio infinito mea culpa nei confronti di mia madre, di mio padre, di Emiliano, di Amelia e del mondo. Mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. A pensarlo mi fanno male le ginocchia, come quando da piccola mi portavano in chiesa a pregare, perché andava fatto. Siamo tornati a casa come da un viaggio infinito durato mezz'ora. In macchina Amelia mi chiede perché chiedessi continuamente scusa alla nonna, e così ho dovuto inventare una storia per cui avevamo litigato perché mi aveva regalato un maglione arancione. Ma così improvvisando avevo creato una scusa davvero orribile che ci ha portato velocemente verso il baratro: mamma, ma perché non ti piace il colore arancione ? Guarda: è bello! Arrivati a casa mi ha fatto vedere tutti i suoi disegni arancioni per convincermi che sì, dai, mamma, l'arancione è bello. Dai che ti può piacere! Sono andata a letto di filato con gli spaghetti di riso ancora sullo stomaco e l impossibilità di rilassarmi. Di poggiare veramente il mio corpo sul materasso. Non mi ero distratta, non ero ubriaca. Sono stata sicura di me all eccesso. Non mi sono messa in discussione. Ho pensato che avevo capito, senza alcun dubbio, quale dose stessi facendo fare ad Amelia. Ho fatto una cazzata. Capita. Ma col diabete la puoi pagare cara. Per cui devi fare autoanalisi in fretta ed andare avanti, stando attenta che non ricapiti mai più. E facendoti piacere anche il colore arancione. Buona giornata amici.

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Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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