Giornata Mondiale del Diabete





14 Novembre,

Giornata Mondiale del Diabete.

Io la chiamerei "magone day".

La prima foto sono io il giorno del compleanno di mio fratello, il 16 marzo. Il 4 aprile di quell'anno avrei scoperto di avere il diabete. 20 giorni dopo. In questa foto sono ridotta all'osso, pallida, magra e priva di energie. Mia madre pensava avessi disturbi alimentari e mi dava cofanate di pasta che io mangiavo voracemente. Ma nonostante ciò dimagrivo. E bevevo e facevo tanta pipì e di notte mi svegliavo con i crampi alle gambe ma non sapevo nemmeno spiegare questo malessere ai miei genitori. Ma i dolori erano incubi nell'incubo. All'epoca di questa foto non sapevo che mi avrebbero ripresa per i capelli e, probabilmente, avrò sorseggiato sprite per tutta la serata. A quei tempi andava la sprite più che la coca cola. Comunque sia acqua e zucchero gasati. A pensarci ora mi vengono i brividi.

E poi, a destra, la mia Amelia, nemmeno due anni, appena uscita dall'ospedale, col suo microinfusore più grande di lei e la sua pelle morbida e soffice ancora come quella di un neonato. La sua instancabile voglia di ridere e di riprendersi dopo l'ennesima allergia ai cerotti del sensore.

Non parlo mai tanto del mio esordio perché, rispetto ad Amelia, ero più grande e, nonostante le cure obsolete rispetto ad oggi, le difficoltà del diabete da piccolissimi non sono paragonabili a quelli in età più grande o addirittura adulta. Lo so che la diagnosi di diabete, una malattia cronica, è per tutti e a tutte le età un vero e proprio lutto, ma voi pensate alle difficoltà di curare un bambino che ancora non parla e non può dirti cosa prova, cosa sente. Le difficoltà di un quasi neonato che, chiaramente, non può dirti di essere in ipoglicemia. Il lavoro dei genitori e di chi si prende cura di un bambino col diabete a un anno o poco più è ancora più stringente e usurante. Non ci sono pause, mai.

A me, oggi, che Amelia ha quasi 7 anni, e mi dice che si sente la glicemia bassa e inizia a fare i boli da sola col suo microinfusore, mi sembra di avere vissuto i suoi primi anni di vita in totale emergenza. Di non essermi mai rilassata nei suoi primi 3 anni di diabete. Di non aver potuto lavorare per seguirla a scuola costantemente. Di non averla mai potuta lasciare ad altri se non ad Emiliano per 3 lunghi anni.

Il mio dolore più grande è segnato anche dalla tempistica. Se proprio doveva avere il diabete, perché così presto?

Lo so che, alla fine, i bambini che hanno sempre vissuto col diabete tendono ad accettarlo meglio, non sono stati, come me, traumatizzati dal prima e dal dopo, ma, allo stesso tempo, vedere quelle foto di lei così piccina e già col diabete a me squartano il cuore. Cosi come quando vedo foto di altri bimbi come lei o addirittura più piccoli che fanno il cambio set o sensore. Per questo motivo, inoltre, ho imparato a gestire meglio il mio diabete e a non lamentarmene più. Perché la forza di Amelia nel gestire il suo diabete a un anno e mezzo mi ha completamente messo a tacere ogni tipo di lamentela. Ho da stare solo muta. E dire, come in una famosa canzone: grazie alla vita, che mi hai dato tanto. Che anche col diabete ho fatto tutto ciò che volevo. E ho avuto Amelia. Che avrà tutto ciò che vorrà. Come tutti gli altri bambini.

Buona domenica a tutti. Ci vorrebbe un bel dolcetto carico di grassi e zuccheri per smaltire sto magone!

Vado a comprarlo.

Daje!

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