Il bell salverà il mondo!


Da qualche giorno mi sono messa a dipingere le porte di casa. Ho ordinato la vernice su internet da una ditta molto carina che mi ha mandato questo biglietto, dove non si fa accenno alla situazione che stiamo vivendo, e sembra che vada tutto bene. Il bello salverà il mondo. Bello. Ed io spennello furiosamente tutto il giorno le porte di un arancio che mia nonna avrebbe chiamato " mezzo albicocco" ( misteriosissima tonalità cromatica) e che nei cataloghi, per i più fighi, si chiama " Arles". In sostanza è una specie di arancione molto molto chiaro. Quando dipingo le porte mi stanco ma contemporaneamente penso. E i pensieri diventano cremosi come la crema di colore che spalmo energicamente . Ho pensato al tam tam di questi giorni sulle vittime del coronavirus : " ma erano anziani!", " ma avevano patologie pregresse". L'ho sentito dire da molte persone che non hanno malattie. Un modo per tranquillizzarsi che il virus prenda solo chi già c’ ha avuto la sua buona parte di sfiga, e quindi seguita per quella strada. Anche essere vecchio, vedrai, è colpa tua. Mi ricorda quando a volte ( non sempre eh ) mi chiedono di Amelia, di come ho fatto a scoprire del suo diabete ( e nel loro volto si vede che prendono appunti per se stessi ) e quando dico che l’ho capito perché anche io ho il diabete, velocemente non mi ascoltano più. Certo, vedrai, c’hai il diabete te, è chiaro che è per questo che ce l’ha anche tua figlia! Che pretendevi di averci pure una figlia sana ? Capita. Ve l’assicuro. Sento il sospiro di sollievo quando dico che anche io ho il diabete. Ah, ecco. C’è un motivo per cui tua figlia ha il diabete. A me quindi non capiterà. Un motivo c’è sempre, no? Si cerca, nella malattia dell’altro, la certezza per la propria salute. La ricerca di rassicurazioni sul fatto che il proprio status di sano, no, quello non verrà intaccato. Per cui gli anziani, persone con patologie preesistenti che se ne vanno non fanno paura o comunque se ne fanno una ragione velocemente. Come se quegli anziani che muoiono da soli nei letti disinfettati degli ospedali non possano essere i nostri nonni o genitori. Come se le patologie pregresse fossero già una colpa assolutamente personale di cui alzare spallucce e via. Che non possano riguardare, ad esempio, un amico che ha il diabete e ha 35 anni. Lui come si piazzerebbe nella mente di chi vuole tranquillizzarsi sulla pelle degli altri? - mi chiedo. Giovane però un po' malato. Dolce un po' salato. Non ci sono classifiche e priorità su chi merita o no di morire. E sopratutto, mi fa pensare come, l’idea di avere un corpo sano sia, per molti, la caratteristica base per la sopravvivenza. Come se avere un corpo sano ma essere degli emeriti imbecilli possa andare bene o essere un grosso contributo per la società. Mi sembra di vedere persone che basano tutto sull'efficienza fisica e non su quella mentale, emozionale e culturale. Non so se mi riesco a spiegare bene, ma il concetto, per chi vive sulla pelle tutti i giorni una malattia cronica , è che non esiste solo quella che definisce una persona . E che sentire dire : sì ma era malato- non vuol dire nulla. E fa male. Molto. Era una persona, con la sua rete di relazioni, con i suoi amori, amici, i suoi pensieri, le sue tracce di vita, preziose ed uniche. E se ne è andato da solo. E probabilmente queste persone che stanno morendo in questi giorni non avranno nemmeno un degno funerale e saluto o ricordo collettivo. Saranno un numero in più insieme agli altri che leggeremo domani sul giornale. Questo mi fa male e mi fa paura. Perché il bello ci salverà di certo ma ce lo meriteremmo tutti, fino alla fine. Senza giustificativi all’accettazione della morte altrui. La morte è sempre inaccettabile per i cari della persona che se ne è andata. E di questo dovremmo avere rispetto. E nessuno può sentirsi tranquillo perché più sano o più forte. Queste sono piccole certezze a cui ci aggrappiamo con le unghia e con i denti tutti i giorni solo per non aprirci a capire veramente cosa vuol dire essere Fragili. Ed esserlo tutti, allo stesso modo. Oggi e anche dopo il coronavirus. Ecco. Dovevo dirlo. Scusate se vi ho fatto iniziare la giornata con questa riflessione un po' pesa ma per trovare la leggerezza, a volte, bisogna togliere il pesante.

Buona pittura, E che la primavera sia con noi.

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Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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