Punta Ala Camp



Cari amici, scusate l’assenza ma siamo stati molto presi da una esperienza molto bella che ha coinvolto tutta la famiglia e ci ha fatto stare bene ma allo stesso tempo c ha centrifugati di emozioni. Siamo stati tre giorni a un camping per famiglie di bambini col diabete organizzato dal Meyer.

Noi e altri 40 genitori alle prese col diabete e tutto quello che per noi rappresenta. Nel bene e nel male.

I bambini venivano giosamente mollati alle meno entusiaste infermiere e noi potevamo dedicarci, insieme a una psicologa giovane, brava e figa, a quel che proviamo o abbiamo provato dal trionfale esordio del diabete nelle nostre vite fino ad ora. Faccio una parentesi. Per me erano davvero 2 anni e mezzo che non riuscivo a fare qualcosa da sola con Emiliano che non fosse un aperitivo o una cena. Qualcosa che fosse per noi nel vero senso della parola. Senza controllare le glicemie e quindi staccando veramente la spina, i pensieri, i calcoli e la testa( per anche 3 ore di fila non abbiamo saputo nulla dei suoi valori!) Salvo quando suonava il mio di microinfusore che disturbava le ore di pausa degli altri però, almeno, facendoci una risata sopra. Vedere altri genitori sull'orlo di una crisi di nervi per le glicemie dei figli, sorridenti ma anche un po’ ansiosi, fiduciosi ma con maestose ombre, oppure stravolti nel loro equilibrio di coppia e familiare esattamente come noi, ci ha fatto sentire meno soli. Allo stesso tempo queste coppie/ famiglie mi sono sembrate, però, tutte meravigliosamente belle e uniche. Anche esteticamente ! Ma per davvero! Hanno organizzato un camping di belli ! - pensavo. E ho visto chi ancora deve tirarsi completamente su, chi deve tirare fuori qualcosa e chi quasi completamente è in piedi. È stato bello per me vedere le loro mani, i loro sguardi, la complicità, il sostegno, il sospiro sereno di tutti quando ci veniva chiesto di chiudere gli occhi e stare in pace. Sentirmi avvolta da questa energia di necessità di sfogo ma anche di un luogo sicuro dove poter finalmente riposare. Insomma, alla fine di queste sedute psicoanalitiche in un'aula bunker dove nemmeno le zanzare riuscivano ad entrare, ci scappava sempre qualche risata e, di certo, l'aperitivo ( assolutamente necessario!). Difficilmente sono uscita da quella stanza triste o scoraggiata. Io ho avuto anche il dono particolare di conoscere un'altra mamma col diabete come me alle prese con una figlia col diabete. Solo che lei è una matta spericolata ed io una pivellina paurosa, ma quello non ha che vedere col diabete. Io sono fifona di natura. Ma è stato bello incontrarsi e non sentirmi per una volta “ L’ unica al mondo” ( magari! Purtroppo ci sono altri casi doppiamente disgraziati come il nostro). Sicuramente sentire il dolore di questi genitori mi ha messo nella situazione di guardarmi sia nella veste di madre che di figlia col diabete, in un cambio continuo di prospettiva che mi ha aperto una visione completamente diversa di me e della mia storia col diabete. Di cosa hanno provato i miei familiari, il dolore dei miei genitori, dei miei fratelli e ora il mio, di mio marito e di tutto quel gruppo eterogeneo di persone che eravamo. Tutti nella stessa barcaccia e con questo dolore nel corpo che ci fa sentire la perdita di tante cose da quando i nostri figli si sono ammalati ma anche la scoperta di risorse veramente sconosciute. Abbiamo parlato per giorni di diabete, anche a tavola, e alla fine abbiamo capito che basta non se ne poteva più e abbiamo parlato di cazzate. Emiliano ha fatto microConferenze su tecnologia e visualizzazioni di glicemie a distanza. Non ha mai smesso di parlare e tra la risoluzione di un problema e un altro ha anche avuto la forza di parlare di se stesso e delle sue emozioni. Ed è stato importante per lui e anche per me. Però ad un certo punto ho sognato che la smettesse di parlare di diabete ! Credevo che potessero esserci gli elementi per fargli fare un TSO. E poi Ci sono piccole immagini e fotografie di momenti che mi sono rimasti impressi e che per me trasudavano gioia e poesia.

Come quando a tavola la mia collega col diabete mangiava piattate di pasta e mi diceva a me ( che mangio come un uccellino) " ti devi sforzare! Mangia! ". La dottoressa Sonia Toni ( oggi e sempre sia lodata) che di sabato sera balla con noi genitori e bambini e gente del campeggio canzoni improponibili come " movimento sexy" e "muovi la culitaaaaa ita ita muovi la culitaaaaaa". Questa donna è folle ed intelligente, il massimo che si possa chiedere a una persona. E mi spiace di averlo scoperto dopo un po' di tempo perché mi sono persa anni di balli latino americano insieme e momenti importanti ad ascoltarla. Perché il giorno dopo che ha ballato a perdi fiato si mette composta e serena e ti spiega il diabete non solo dal punto di vista medico ma anche umano. E ti parla col cuore così bene che pare che sia la mamma un po’ di tutti, bambini e genitori, diabetici e non. Insomma, una ganza. E poi i discorsi con le altre ragazze/mamme, le difficoltà di espressione dei papà, la colazione all’arrembaggio di pane e Nutella e cornetti, i bambini che ballano sul palco, i padri più timidi che ballano tutti scordinati ma, comunque, con entusiasmo. Quella sensazione di essere felici e di avere ancora voglia di esserlo che diventava ancora più malinconica e vera in una serata fredda di fine estate.

E poi arrivare a fine campo, abbracciarsi, baciarsi come fossimo familiari stretti, dirci “ ci vediamo, ci sentiamo, non ci perdiamo “ e sentirlo veramente come bisogno, anche se nato da poco. Sciogliere il gruppo, salutare la mitica Livia, infermiera delle infermiere ( il top della gamma ), le altre dottoresse, le coppie più timide e poi quelle più estroverse e con alcuni dire: andiamo a fare L ultimo bagno ? Stiamo ancora insieme ?

E qui La scena che non dimenticherò mai: un vento tremendo che ci portava via, bambini che correvano e facevano capriole, la spiaggia quasi solo nostra e un gruppo di persone che decidono di fare il bagno tra le onde ( io avevo proposto di farlo tutti insieme come rito purificatore ma qualcuno mi aveva giustamente mandato a cacare !) . Io, Amelia, altre bimbe, altre mamme, qualche papà, il presidente dell’associazione diabetici e la moglie ,anche detta First Lady, con le loro due splendide bimbe che venivano scaraventati di qua e di la dalle onde, tutti in balia della corrente ma alla ricerca di uno spazio sicuro dove poter stare in equilibrio. Ma l’equilibrio non Si trovava mai! E mi sembrava una bella metafora di noi dopo 3 giorni così intensi. Uscire e congelarsi tutti per il vento e poi rivestirsi per tornare alle macchine e al traffico sulla Siena- Grosseto, ma sentondosi più carichi, più sicuri, più puliti dentro e con un diabete dimagrito nel peso e nella forma,che ci fa sentire parecchio meglio.

Questa è un’istantanea di Amelia e Alice che camminano verso il ristorante mano nella mano.

Voi cosa ci vedete?

Io due bambine meravigliose.

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Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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