Quei 43 minuti che sei stata sotto le coperte


Ieri sera, dopo la mia prova di cucina disastrosa, il mio sensore ha smesso improvvisamente di funzionare ( capita a volte). Ho aspettato due ore per cercare di capire se potesse resuscitare ma niente, si doveva cambiare. Allora l ho tolto e ho messo l’altro ma nel frattempo la chiocciola, che serve da trasmettitore, deveva caricarsi per almeno un 40 minuti. Bene. Emiliano e Amelia guardavano un film in salotto e allora io mi sono concessa il letto con le cuffiette e la musica come a 16 anni quando stavo nella mia cameretta a casa dei miei e sognavo di essere altrove. Era freddo e mettevo la testa sotto le coperte fino in fondo mentre ascoltavo musiche struggenti e l’aria diventava calda. Ogni tanto mi affacciavo fuori per vedere se la chiocciola lampeggiava ancora e poi tornavo giù, come una tartaruga. E come una adolescente pensavo a quanto male mi faceva il braccio dove c'era il sensore vecchio, che comunque era noiosa questa storia del sensore sparato quasi nelle ossa. E che palle la vita e il mondo, che magari potesse sparire tutte sotto le lenzuola, una sera anonima di ottobre. E invece, quando tiravo fuori la testa riemergevo alla me adulta, ai pensieri che il giorno dopo avrei dovuto risolvere, al fatto che Emiliano dice che cucino come quando ero una studentessa universitaria e pensavo di avere tanti problemi e invece non ne avevo nessuno. Sono passati 10 anni da allora ma io mi sento uguale. Anche se non ho più la possibilità di passare serate con amiche a discutere del " perché non mi chiama ??". E così dicendo ho cominciato a rimuginare su diverse cose della mia vita, del perché le glicemie dopo pranzo quando Amelia mangia a scuola sono sempre disastrose e a casa no ( ma che ci metteranno mai in quel cibo??) Perché Emiliano contempla la parola "coccole" solo poggiando una mano sulla mia spalla. Che io forse avrei dovuto usarle di più e meglio le mie gambe. Che in fondo non erano così male. Che l'amore, che le cose intorno, che i piccoli gesti, che le grandi battaglie quotidiane, che tutti i libri iniziati che ho sul comodino, che mi piacerebbe staccare la testa e appoggiarla da qualche parte per non pensare che un tempo si dormiva appiccicati e ora invece levati, spostati, non mi far perdere questi 5 minuti di sonno, devo ottimizzare, devo riposare. Mi devo riprendere. Tutto un po' così. E la chiocciola che ancora non si carica e quando ce la fa, finalmente, posso urlare ad Emiliano di venire in camera ad aiutarmi come se stessi per morire e poi vedere lui che accorre tutto preoccupato e dirgli, ridendo: Sgherzetttooooo. E poi ricordarsi che mettere il sensore prima di andare a letto è sempre la scelta più sbagliata. Sopratutto con il mio micro che è, in realtà, un uomo insicuro di mezza età . Calibra. Inserisci glicemia. Aspetta, reinserisci glicemia. Fai bolo correttivo. Ricalibra perché col sensore appena messo passa poco che devi rifarla. Aspetta, rimisura, che non mi sento sicuro. E poi vai in bagno. E poi tua figlia si sveglia e vuole mamma. E solitamente vuole sempre il papà. E tu ripensi a quei 43 minuti che sei stata sotto le coperte in santa pace ad ascoltare la musica dei tuoi 16 anni belli e sotto la coltre arruffata di coperte sentivi i passetti di tua figlia che arrivava a disturbarti già ridendo felice di potere interrompere qualsiasi tua pratica rilassante avessi in atto. E a te pure , ad ogni modo, tutto sommato, ti ride ogni cosa. Abbandoni le cuffie e il tuo strascico di adolescenza per affondare il viso su di lei . Ed è tutta gioia. Anche se è tutto così terribilmente complicato e diverso da come te lo eri immaginato a 16 anni!

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Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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