Riesco ad amare quel poco di buono che ho fatto


Ieri sera mi sembrava che Amelia avesse fatto troppi starnuti ( tutta una mia paranoia eh ) e quindi oggi, con Emiliano, avevamo deciso di tenerla a casa da scuola. Per prudenza. Sono andata io a scuola mia, a lavoro, e li ho lasciati che dormivano. Un po' rumorosi perché col naso tappato. Al ritorno erano così. Al top della collaborazione. E guardandoli dalle loro spalle, dalla porta socchiusa, non so perché, mi sono sentita felice di far parte di questa famiglia. A volte li guardo e mi rendo conto che, nonostante le innumerevoli cazzate fatte, le tante fasi di odio e autodistruzione col diabete, di conflitti e guerra, di prove e controprove, ora c'è il sereno dentro di me. E dentro la mia casa. E mi rendo conto che c' è stato un periodo lungo della mia vita in cui tutto questo non sembrava possibile. Che non ci sono ricette o modalità per spiegare a qualcuno come essere felice o come accettare, suo malgrado, la propria patologia. E renderla meno invalidante per impatto fisico ma soprattutto nei risvolti psicologici. Ora, quando mi sveglio la mattina, la prima cosa che penso non è " mannaggia a questo diabete di merda" ma - " corro a dare un bacio tra i capelli alla mia bimba". Oppure: - Emiliano sarà ancora vivo anche se sembra morto? Penso ad altro. Riesco a farlo. E riesco ad amare quel poco di buono che ho fatto. Organizzandomi per fare sempre un po' meglio ( non sempre con grandi risultati). E nulla. Volevo dirvelo.

P.s. Amelia sta benissimo e domani se torna a scuola anche se lei simula di avere la tosse per non andarci !

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