Scuola


Io non so voi ma a me questo settembre mi sta portando tante novità ma anche tanto magone.

Quando una donna dice: ho una grande novità! - tutti pensano sia incinta. Io non sono incinta.

Ho solo tante cosine nuove nella mia vita.

Ma andiamo avanti, procedendo con ordine.

Per prima cosa, che mi rende vecchia ed emozionata: Amelia inizia la prima elementare. Il colloquio con le sue nuove maestre è andato bene e ne sono proprio felice. Ho trovato disponibilità e, sopratutto, molta dolcezza e umanità. Se avessi potuto me le sarei pomiciate! Molte cose dovremo poi riguardarle insieme perché il diabete un po' va spiegato ma sopratutto va vissuto per essere capito. E quindi bene. Sono davvero contenta. Poi, però, mi arrivano anche notizie che mi arrovellano le budella, e non posso ignorare. A fronte della mia felicità per le maestre di Amelia domani ci saranno bambini col diabete che non entreranno a scuola. Bambini piccini, sopratutto, figli di miei conoscenti/ amici che non vengono accolti a scuola con facilità. Mi sale il lupo, la tigre e il leone dentro. Scuole comunali, scuole statali, scuole alternative di bambini sopratutto tra nido e materna non sanno come gestire il bambino con diabete. Ma come ? 24 anni che ho il diabete ed ancora devo sentire queste storie ? Possibile che il diabete a scuola non sia trattato in maniera uniforme ma vada " a fortuna "? Solo se ti dice bene tu c'hai insegnanti e dirigenti collaborativi? Altrimenti vaghi per uffici Asl, reparti di ospedali in cerca di certificati, volantini e preghiere e rassicurazioni. E poi migri, funereamente e in silenzio, verso un'altra scuola. E poi un'altra. Oppure approdi nel privato, dove un compromesso si trova.

Non può andare così.

Né in Toscana né in altre parti di Italia!

Molti istituti posticipano il più possibile oppure consigliano al genitore di non portarlo proprio a scuola la prima settimana. Io credo che tutto ciò sia inaccettabile. Contro ogni principio di inclusione. Le battaglie dei genitori di bambini col diabete sono completamente invisibili ai più. E non è un problema dovuto al covid. È così da decenni! Non credo sia giusto che le insegnanti mettano la paura della patologia davanti a tutto. Come se insegnare sia una cosa da fare, ma solo se facile. Solo se il discente non presenta problemi o criticità. Ma che insegnanti sono? E i dirigenti? E i responsabili del comparto istruzione nei comuni? Come è possibile chiedere a un genitore di non mandare il proprio figlio a scuola perché non si può pensare solo a lui? Anche fosse nido e materna, non obbligatori per legge, se io voglio che mio figlio ci vada, se penso sia giusto per la sua formazione, nessuno può impedirmelo. Di cosa si ha paura poi, veramente? Se nemmeno ci si è messi a discutere e a parlare nello specifico? Se non si sa nulla, Di cosa si ha paura? Della malattia a priori? Delle responsabilità? Di non sapere gestire l' ipoglicemia del bambino? Non si tratta di operare a cuore aperto. Questo va tenuto a mente. E i genitori spesso mettono a disposizione qualsiasi strumento per facilitare la gestione del diabete. Quando andavo a scuola io non esistevano i sensori glicemici. Si faceva tutto a sensazione. Non esistevano allarmi predittivi che ti avvisavano dell'arrivo di una ipoglicemia. Oggi ci sono. Ma le paure rimangono. La soluzione sarebbe eliminare il diabete. Ma quello, purtroppo, ancora non è possibile.

Io sono molto arrabbiata. Sono arrabbiata perché anche per me è stata una lotta inserire Amelia al nido e alla materna. Non è stato un percorso semplice. Ma io avevo dalla mia una motivazione forte perché sapevo cosa avevo subìto io a scuola ed ero decisa a non ripetere la storia con Amelia a costo di scrivere a tutto il mondo e smuovere ogni piccolo ufficio preposto. È anche vero che ho trovato anche tante persone ( insegnanti meravigliose ) disponibili, a cui sono molto grata, ma altre volte no. E queste poche che si oppongono offuscano le brave maestre! Io Ho trovato persone che hanno visto Amelia prima della malattia ma ho visto anche una insegnante dirmi che di Amelia non poteva occuparsi lei. Se ne doveva occupare qualcun altro. Che lei non firmava per la somministrazione del farmaco Salvavita dicendo che lo poteva fare qualcun altro in caso di necessità. Perché proprio lei? Le faceva impressione.

Ai genitori di bambini con problemi, invece, fanno impressione le persone cosi.

Ho sofferto, molto. Ma nessuno ha mai osato dirmi che mia figlia era meglio farla entrare per ultimo a scuola ( negli inserimenti ) perché rubava troppo tempo agli insegnanti. Oppure, " non facciamola entrare in classe finché non sappiamo bene come fare".

Ecco io so che domani alcuni bambini col diabete non inizieranno la scuola. E questa è una cosa criminale per me. Per quel bambino e per quel genitore che ancora deve digerire il lutto della malattia e si vede mettere i bastoni tra le ruote di continuo da persone che, senza nemmeno pensarci, non fanno altro che sottolineare quanto tu e la tua famiglia siate diversi. E in questa diversità non ci siano risorse ma, anzi, solo impicci per gli altri.

Fa male. Non potersi occupare solo delle cazzate della borsina del cambio per il bambino. Portare i pannolini. Il ciuccio. Osservare gli stessi identici oggetti degli altri e pensare che, per te, non hanno lo stesso valore perché prima devi pensare al glucosio!

Non stiamo parlando più di una malattia sconosciuta. Non è, purtroppo, una malattia rara, ed è la più diffusa in età pediatrica ( quindi esordisce in bambini da nido e materna ). Io non posso più ascoltare certe storie. Non posso più parlare tanto di diabete se poi i bambini come Amelia hanno difficoltà ad entrare a scuola. Non ha senso nulla se ai nostri bambini è ostacolata anche la più normale e banale delle esperienze: la scuola. Come faremo a dire loro che possono fare ciò che vogliono nonostante il diabete ?

Questa è una questione che dovremmo sollevare tutti. Chi parla di diabete ai giovani, ai genitori, ai piccini. Chi non ha dei cari col diabete ma se ne schifa comunque. Gli insegnanti. Quelli che sono brave persone e non si tirano indietro di fronte alla complessità del diabete e di qualsiasi altra patologia. Tutti i dirigenti scolastici umani e sensibili che mediano tra burocrazia, leggi e il bambino e il suo diritto alla socialità e alla scuola. E vigilare e scrivere e informare che così, no, non va per niente bene.

E il cuore di un genitore di un bimbo col diabete è già abbastanza pesante. Perché il diabete da piccini è un gran lavoro di vigilanza, calcolo e sacrificio . Vi assicuro che vedere un bimbo di 1 anno, il proprio figlio, con la sua pelle morbida cicciosa e profumata bucata più volte da aghetti e sensori che ne irritano la pelle e ne provocano dolore, è una cosa che, umanamente, meriterebbe una enorme contropartita.

Poi le cose migliorano. Il bimbo cresce e si avvia verso la graduale indipendenza anche della gestione della propria patologia. Ma da piccini bisogna stringere i denti, i pugni e ogni cosa e andare avanti col fiato tirato.

E questi genitori, che sono persone, esseri umani, hanno bisogno di sostegno e di aiuto. E un bel soffio di leggerezza sopra giornate veramente pesanti.

Io voglio fare qualcosa per aiutare questi genitori e bambini. Non so ancora come e attraverso chi ( associazioni, enti, ecc ) ma non voglio più stare ferma a guardare ancora per anni.

Perché se diciamo di amare i bambini questo deve valere per tutti. Non solo per i propri.

Lo credo fermamente. Sopratutto da quando sono diventata mamma.

E voi? Cosa ne pensate ?

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About Us

Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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