Tu non puoi capire, non sei nella mia pelle


Qualche giorno fa, come tanti in questo periodo, anche io ho frugato tra mie vecchie foto, biglietti di regali e lettere disperate di vecchi amori. Tutti reperti sparsi alla rinfusa in mezzo a libri, blocchetti e cataloghi che ho nella mia libreria. Amelia me la smonta pezzo pezzo ogni giorno e io ritrovo bigliettini. Io, come tanti, mi sono immelanconita, a tratti depressa. - Oddio com' ero giovane! Madonna che capelli! Mamma mia che occhiali! - I soliti commenti. Nelle librerie sono conservati i biglietti migliori e ogni tanto capitava di incappare in qualcosa di Emiliano. Quelli cercavo di non guardarli. Lui non ha avuto altre donne. È stato solo con me. Che non lo sapevate ? Poi, per caso, ieri ho dovuto aprire una vecchia email che usavo durante l' università. E anche lì si è aperto un mondo. Vecchie email però scritte come si faceva un tempo: come una lettera. Non come ora che si esordisce scrivendo tipo: " ciao bella ". E, sotto, anche il mio scritto, perché molte erano risposte a mie domande. Non mi è piaciuto tutto quello che ho trovato. A tratti mi sono veramente stupita di come io sia stata, in passato, così terribilmente spietata e priva di sfumature nel guardare la vita e i rapporti umani. Un mio amico mi ha farfugliato piano che forse...la " maturità" può avere toccato anche me. E, forse, sarebbe l'ora, anche, alcuni diranno. Ma in confronto a quell' Elisa sanguinaria di 13 anni fa, oggi, mi par di essere una monaca tibetana. E poi, tra le righe della mia intransigenza, spesso spuntava il diabete. Buttato qua e là, senza grosse spiegazioni e tanti " non puoi capire". Più come un atteggiamento che come una verità. Mai esplicato veramente, mai raccontato, narrato, vissuto con qualcuno. " Tu non puoi capire, non sei nella mia pelle. Non sei sotto la mia pelle", detto tante volte e poi discorso finito. Ecco, forse oltre a guardare quanto eravamo più belli e più lisci anni fa dovremmo guardare a che persone eravamo. E se qualcosa è cambiato in meglio o in peggio. Ieri ho avuto pena per l' Elisa di 13 anni fa che ha cominciato a parlare solo quando qualcuno, Emiliano, ha deciso che era il caso di venire con me dal diabetologo perché io non volevo parlare. Perché aprirsi alla propria fragilità è tanta roba. Ma non quella delle penne e della iniezioni ma quella che ti fa scendere dal piedistallo della " bella e dannata" e ti fa dire: "sì sì, tu sei bellina ma ora vedi di gestire meglio sto diabete che tu sei una fava e le cose possono essere condivise e possono diventare diverse." Sì. Ma non premendo Share su Facebook ma dando fiducia a qualcuno che hai vicino che possa capirti invece che chiuderti nella torre dell'incomunicabilità perché tu ( altro ) non capisci, perché sei un privilegiato. Ho capito, durante questo mio cammino ascetico ( sì, rispetto a 13 anni fa vi giuro lo sono ) che nessuno è privilegiato. E tutti si soffre, anche parecchio. Che non bisogna passare la vita a recriminare sugli altri perché non ti capiscono ma provare a sederti accanto e spiegare. E spiegare. E spiegare. Certo, mica tutti. Solo le persone che ci interessano, per il resto ciaone. So ascetica rispetto a 13 anni fa ma non so mica diventata una santa, eh! È vero che nessuno capirà mai fino in fondo il disagio del vivere col diabete. Lo vedo con Amelia. Benché io abbia il diabete non posso sapere completamente tutta la sua sofferenza quando mi dice: " mi sarei anche stancata del diabete. Vorrei essere come tutti gli altri bambini" - e so coltellate sode. Ma io ci sono e sono lì. Per lei. Come altri ci sono per me. E ciò scalda quel freddo che a volte sentiamo quando ci concentriamo più sull' essere diversi che sull'essere persone. Ecco cosa ho visto. Qualcosa mi è anche piaciuto. Ma col diabete e la sua accettazione ero davvero un disastro. E mi spiace che sia dovuta passare dal diabete di mia figlia e tutto il dolore connesso per capire, finalmente, cosa vuol dire vivere con una malattia cronica e amare comunque la vita. Però adesso c'è tutto questo. E lo tengo stretto, insieme a quelle email. Come si guarda un museo archeologico: con amore e fiducia. E cura. Sperando qualcosa arrivi anche agli altri e, purtroppo, essendo ancora molto imperfetta, continuando ad essere un po' spietata e incazzosa. Ma magari tra altri 13 anni, chissà! Voi, riguardandovi indietro, non vi siete ritrovati cambiati ? Buona giornata di pioggia amici.





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Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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