Una Giornata Incredibile



Ieri è stata una giornata incredibile per me. Una giornata in cui è successa una cosa tutta mia. Tutta profondamente mia. Fino ad ogni cellula più nascosta del mio corpo malandato. Senza Emiliano, Amelia o corona virus. Sono stata a Pisa al primo controllo post operazione e radioiodioterapia. Ho fatto prelievo, ecografia e visita. Tutto spalmato in quei tempi biblici degli ospedali che passa il tempo ma non passa e tu vorresti solo sapere: come sto? Perché tu non lo sai. Te lo devono dire i medici come stai. Nell' attesa Emiliano dormicchiava in un angolo mentre io, con la mia compagna di avventura, mi strofinavo di amuchina ogni mezz ora quasi a scarnificarmi la pelle per disinfettare anche sotto, la pelle, appunto. Cosa succede sotto la nostra pelle. È un mistero. Ancora più fitto quando hai avuto una diagnosi di tumore ( alla tiroide nel mio caso ) e, in fondo, te, ti sentivi in formissima. Ma questa è un'altra storia. Quando sei lì, in attesa della visita, ripercorri con la mente, senza nemmeno volerlo, le due operazioni fatte, i colloqui, le brutte notizie, quella odiosa scintigrafia, e il tuo isolamento radioattivo estivo a casa dei tuoi genitori che dopo solo 3 giorni avresti voluto strozzare. Cosa succederà adesso? Che piega prenderà la mia vita? E mentre pensi e ripensi e ti strofini di amuchina e ti starnutisci sul gomito e trattieni tosse, si apre la porta e chiamano F4. F4 sono io. Sono stata tanti numeri in questo ospedale, penso, e ho sempre pensato- questo, sicuro, mi porterà bene. E poi andava male. F4 movitiiiii Vado. Mi siedo. Dottoressa carina, mi chiede prima come sto- che farmaci prendo- se esco la sera ( dimmi delle analisi diobonooooo). Poi tira fuori il foglietto stampato e me lo mette davanti agli occhi. I miei occhi ignoranti di medicina guardano il foglio e poi lei, lei e poi il foglio. Credo 3 secondi ma è sembrata una eternità. E mi dice: Sei guarita. Scusa? Sei guarita. Potresti dirmelo ancora? Sei guarita ( e ride ). Dai, ti prego, dimmelo ancora non mi capita così spesso di sentirmi dire che sono guarita. Ma dal diabete non posso dire che sei guarita! No ma dimmi di questo, del diabete non ci pensiamo. Sei guarita. Sei guarita. Musica per le mie orecchie. Non ho mai sentito nulla di più bello. Pronunciato da una sconosciuta che era già la mia migliore amica. Mi ha visitata. Mi ha stretto la fascia per misurare la pressione intorno al braccio col sensore. Mi ha fatto malissimo. Ma era bellissimo. Mi ha controllato il collo e le spalle, se avessi linfonodi o non so bene cosa, ma sembrava mi facesse un massaggino al collo. Era bellissimo. Era bellissimo tutto. Quando l' ho salutata, quando sono uscita, quando ho visto la patina di terrore negli occhi di Emiliano che andava via chissà dove lontano. Lontano da noi. E poi fuori quell ospedalaccio tanto odiato. Era bello l odore di pioggia nella poca terra rimasta tra montagne di cemento, le piastrelline geometriche dell area parcheggio, il cielo pieno di nuvole piene di pioggia, la nostra macchina puzzolente partita a razzo per tornare a casa. Dalla nostra bambina. E sapere che potrei morire anche domani ma oggi mi hanno detto : sei guarita. Ed è una cosa che solo chi è malato può capire. Il valore di questa parola che mai ci riesce di utilizzare. Guarire. Non usiamo la parola guarire nemmeno quando parliamo di qualcosa di emotivo. È una parola così enorme che ci fa paura usarla. Piccole probabilità di recidiva. Ma oggi sono guarita? Sì. E sia. Mi sento leggera come se chiudendo gli occhi potessi volare fuori dal mondo. Quando la dottoressa mi ha pesato, pensavo di non pesare nulla. Zero. ( purtroppo invece pesavo, eccome !). E nulla. Volevo dirvi che emozione incredibile è sentirsi dire, dopo tanta paura e terrore, questa parola. E che un giorno, io lo so, succederà anche per il diabete. Qualcuno me lo dirà, ce lo dirà, E saremo ancora più felici, perché felici, dobbiamo esserlo anche mentre aspettiamo di essere di nuovo F4/ si accomodi/ sei guarita. E aspettare la fine del diabete ridendo e salutandolo con la mano, e una linguaccia. Un giorno presto. Spero. Ciao amici.

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Siamo Emiliano ed Elisa, un naturalista-cuoco e una mamma pittrice e diabetica. Abbiamo una bimba di due anni di nome Amelia anche lei con diabete e celiachia. Raccontiamo la vita da diabetici a diabetici e non e "Poteva andare Peggio" è il nostro progetto per sensibilizzare le persone su queste due patologie! I viaggi, il cibo, l'avventura ma anche le piccole magie quotidiane sono i nostri principali interessi.

 

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